Il FMI dichiara scongiurato il rischio di recessione del 2023 nel Regno Unito

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha pubblicato una previsione economica rivista per il Regno Unito, affermando che la precedente recessione prevista per il 2023 è stata evitata con successo.

Il FMI attribuisce questo cambiamento positivo alle misure efficaci adottate dal governo del Regno Unito per stabilizzare l'economia e combattere l'inflazione. Tuttavia, l'organizzazione consiglia cautela, esortando il governo a resistere ai tagli fiscali pre-elettorali.

L'elevazione del Regno Unito dalla recessione

Il FMI aveva previsto in precedenza che l'economia del Regno Unito si sarebbe ridotta dello 0,3% nel 2023, la proiezione più debole tra tutte le principali economie. La nuova previsione, tuttavia, colloca la crescita del PIL del Regno Unito allo 0,4% per l'anno, superando alcune economie ricche, tra cui la Germania.

Questo cambiamento, suggerisce il FMI, è dovuto principalmente a un robusto rimbalzo della domanda alimentato da una crescita salariale più rapida del previsto, dall'aumento della spesa pubblica e dal miglioramento della fiducia delle imprese.

Ad aiutare ulteriormente la ripresa economica, secondo il FMI, sono stati fattori come il calo delle spese energetiche dopo i forti aumenti dello scorso anno e la regolarizzazione delle catene di approvvigionamento globali.

"Le autorità britanniche hanno mostrato una leadership responsabile e decisa negli ultimi mesi, dando priorità, come dovrebbero, alla lotta contro l'inflazione", ha commentato l'amministratore delegato del FMI Kristalina Georgieva in una recente conferenza stampa.

Il FMI elogia l'attuale governo, guidato dal primo ministro Rishi Sunak e dal ministro delle finanze Jeremy Hunt, per aver dato priorità alla prudenza fiscale.

Esorta Hunt a resistere alla tentazione di ridurre il carico fiscale per un guadagno politico a breve termine, sostenendo che mentre le riduzioni fiscali possono stimolare gli investimenti, devono essere attuate quando economicamente fattibile.

“Il momento attuale non è né conveniente né auspicabile per i tagli alle tasse”, ha avvertito Georgieva, riconoscendo la possibile pressione del Partito conservatore, che attualmente segue il Partito laburista nei sondaggi di opinione, per attuare tagli alle tasse in vista delle elezioni del 2024.

Prevedere il futuro

Il FMI prevede che l'inflazione nel Regno Unito, salita a oltre il 10% a marzo, scenderà a circa il 5% entro la fine dell'anno, in linea con le precedenti previsioni della Banca d'Inghilterra.

Si prevede che tornerà al suo obiettivo del 2% entro la metà del 2025. Si prevede inoltre che l'economia del Regno Unito mantenga una crescita costante, con un aumento dell'1% nel 2024 e del 2% nei prossimi due anni, per stabilizzarsi infine su un tasso di crescita a lungo termine di circa l'1,5%.

Il FMI ha inoltre sottolineato il potenziale per migliorare la crescita economica della Gran Bretagna attraverso strategie per gestire l'impatto delle malattie croniche sulla forza lavoro e ridurre al minimo l'incertezza politica e normativa per promuovere gli investimenti aziendali.

Nonostante le prospettive complessivamente positive, il FMI ha messo in guardia contro l'inflazione sostenuta e possibili aumenti salariali incontrollabili, etichettandoli come importanti rischi immediati per la prognosi economica del Regno Unito.

Il FMI ha consigliato alla Banca d'Inghilterra di garantire che la politica monetaria rimanga rigorosa per contrastare queste minacce.

"La persistente incertezza sul clima macroeconomico e la durata dell'inflazione richiedono un esame continuo del tasso e dell'entità della stretta monetaria", ha osservato il FMI.

In risposta a questi avvertimenti, la Banca d'Inghilterra ha sistematicamente aumentato gli oneri finanziari in 12 riunioni consecutive, portando i tassi al 4,5% questo mese, con i mercati finanziari che prevedono un picco al 5% entro la fine dell'anno.

Nel complesso, la rivalutazione del FMI porta un gradito sollievo al Regno Unito, segnalando un'inversione dalla recessione alla crescita dell'economia nazionale.

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