Quasi quattro anni dopo che uno dei fallimenti più distruttivi nel mondo delle criptovalute ha cancellato decine di miliardi di dollari di valore, il crollo di Terraform Labs è tornato alla ribalta.
Una nuova causa intentata presso un tribunale federale degli Stati Uniti accusa il colosso del trading Jane Street di insider trading legato al crollo dell'ecosistema Terra nel 2022, un caso che potrebbe ridefinire il modo in cui viene esaminata l'attività di trading istituzionale nei mercati delle risorse digitali.
La denuncia è stata presentata dall'amministratore nominato dal tribunale che sovrintende al fallimento di Terraform Labs, sostenendo che l'azienda ha utilizzato informazioni riservate per fare trading prima di eventi chiave del mercato, evitare perdite e accelerare il crollo del suo sistema algoritmico di stablecoin.

Accuse di insider trading durante gli ultimi giorni di Terra
Secondo la causa, Jane Street avrebbe ottenuto informazioni riservate rilevanti tramite contatti all'interno di Terraform. Il documento sostiene che un ex stagista di Terraform, che lavorava presso la società di trading, avrebbe contribuito a creare canali di comunicazione privati che sarebbero diventati una fonte di informazioni operative sensibili.
Al centro del caso c'è una serie di transazioni avvenute il 7 maggio 2022, pochi giorni prima che TerraUSD perdesse il suo ancoraggio al dollaro. Terraform ha silenziosamente rimosso 150 milioni di TerraUSD dal pool di liquidità 3pool di Curve, una mossa che non era ancora stata resa pubblica. Meno di dieci minuti dopo, un portafoglio collegato a Jane Street avrebbe prelevato 85 milioni di TerraUSD dallo stesso pool.
L'amministratore sostiene che questa tempistica abbia permesso alla società di liquidare ingenti esposizioni e di effettuare operazioni di posizione prima che il panico si diffondesse sul mercato. La causa sostiene che queste azioni abbiano intensificato lo stress di liquidità e contribuito alla rapida perdita di fiducia che ne è seguita.
Jane Street ha respinto fermamente le accuse, definendo la causa infondata e sostenendo che la responsabilità delle perdite subite dagli investitori era da attribuire alla dirigenza di Terraform, e non ai trader esterni.
Ripensando al crollo delle criptovalute da 40 miliardi di dollari
Il crollo di Terraform rimane una delle crisi più significative nella storia delle criptovalute. Quando TerraUSD ha perso il suo peg nel maggio 2022, il suo token gemello Luna è entrato in una spirale di morte che ha spazzato via circa 40 miliardi di dollari di valore di mercato in pochi giorni.
Le conseguenze hanno innescato liquidazioni su larga scala e hanno contribuito a una maggiore instabilità del settore, evidenziando in seguito le debolezze di diverse aziende crypto.
Terraform ha dichiarato bancarotta nel 2024, mentre Kwon si è successivamente dichiarato colpevole di accuse penali ed è stato condannato a una pena detentiva. L'attuale causa segue una precedente azione legale contro un'altra società commerciale, a dimostrazione di un impegno continuo per recuperare fondi per i creditori.
Implicazioni più ampie per la supervisione del mercato delle criptovalute
Il caso mette in luce le crescenti preoccupazioni relative all'asimmetria informativa nei mercati spesso promossi come decentralizzati. Le autorità di regolamentazione si sono concentrate sempre di più sulle pratiche di trading, sulla manipolazione del mercato e sul ruolo dei grandi fornitori di liquidità negli asset digitali.
Se le accuse venissero provate, la causa potrebbe costituire un precedente importante su come le società di proprietary trading interagiscono con i progetti crypto e gestiscono le informazioni riservate. Anche in caso di insuccesso, la battaglia legale riapre questioni irrisolte sulla responsabilità durante i principali fallimenti nel settore crypto.
Immagine di copertina di ChatGPT, BTCUSD su Tradingview