È emersa una nuova controversia all'interno della comunità delle criptovalute, in particolare sul "crypto Twitter", che coinvolge l'exchange statunitense Coinbase (COIN).
Circolano voci secondo cui l'exchange si opporrebbe attivamente alla proposta di esenzione fiscale de minimis per Bitcoin (BTC), presumibilmente per promuovere un quadro normativo che favorisca le stablecoin rispetto a Bitcoin.
La presunta attività di lobbying di Coinbase
Mentre il governo degli Stati Uniti cerca di stabilire un quadro normativo completo per il settore delle criptovalute, soprattutto dopo la campagna di rielezione di Donald Trump, le esenzioni fiscali sono diventate un punto focale nelle discussioni del Congresso.
In un'intervista del 4 marzo, la senatrice Cynthia Lummis ha affermato che sia la Commissione per i metodi e i mezzi della Camera che la Commissione Finanze del Senato stanno valutando un'esenzione di 300 dollari, che consentirebbe agli utenti di criptovalute di utilizzare Bitcoin per le transazioni senza incorrere in imposte sulle plusvalenze.
"Stiamo cercando di capire i criteri appropriati per distinguere quando una transazione, come la vendita di Bitcoin, dovrebbe essere soggetta a imposte sulle plusvalenze e quando può essere utilizzata come un semplice mezzo di scambio, simile al dollaro statunitense", ha spiegato Lummis.
Tuttavia, le analisi di settore condivise da Marty Bent, managing partner di Ten31, indicano che Coinbase potrebbe fare pressioni contro tali esenzioni. Bent ha affermato sui social media che l'exchange sta tentando di "eliminare" l'esenzione per Bitcoin, cercando di supportare esclusivamente le stablecoin.
A quanto pare, i rappresentanti di Coinbase hanno informato i legislatori che "Nessuno usa Bitcoin come denaro. Un'esenzione de minimis per Bitcoin è un omaggio che sarà DOA [dead on arrival]".
Le accuse volano
Questa rivelazione ha suscitato notevole attenzione da parte dei leader del settore delle criptovalute. Conner Brown, amministratore delegato del Bitcoin Policy Institute, ha espresso preoccupazione per le potenziali implicazioni di una simile mossa.
Ha affermato che negli ultimi tre mesi si è verificato un notevole cambiamento nelle discussioni legislative a favore delle esenzioni riservate alle stablecoin.
Brown ha sottolineato che passi falsi in questo ambito potrebbero rappresentare un grave errore per il panorama politico statunitense, esortando i suoi colleghi a rimanere vigili. "Abbiamo investito anni in questa lotta e non possiamo lasciarcela sfuggire all'ultimo momento", ha affermato.
La risposta della comunità crypto è stata in gran parte critica, con alcuni partecipanti che hanno accusato Coinbase di allinearsi agli interessi bancari tradizionali. Alcuni si sono spinti fino a definire l'exchange "solo un'altra branca del sistema bancario a riserva frazionaria".
Al momento, Coinbase non ha fornito alcuna conferma ufficiale o risposta in merito alle voci che circolano sulle sue attività di lobbying. Resta da vedere se l'exchange affronterà queste accuse o chiarirà la sua posizione nel dibattito in corso su Bitcoin e stablecoin.
Immagine in evidenza da OpenArt, grafico da TradingView.com