Il presidente della SEC fa pressione sul Congresso in merito alla struttura del mercato delle criptovalute e chiede che il disegno di legge arrivi sulla scrivania del Presidente.

Giovedì, il presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), Paul S. Atkins, ha utilizzato i social media per sollecitare il Congresso ad approvare il tanto atteso CLARITY Act, il disegno di legge volto a creare un quadro normativo formale per la struttura del mercato delle criptovalute negli Stati Uniti.

Il post di Atkins su X (precedentemente Twitter) riprendeva i recenti commenti del Segretario del Tesoro Scott Bessent e presentava la legislazione come necessaria per sostituire la "regolamentazione tramite l'applicazione coercitiva" con norme statutarie chiare che consentiranno alle agenzie federali di attuare una supervisione coerente delle risorse digitali.

Atkins esorta il Congresso ad approvare il CLARITY Act.

"Il progetto Crypto è concepito in modo tale che, una volta che il Congresso si pronuncerà, la SECGov e la CFTC saranno pronte ad attuare il CLARITY Act", ha scritto Atkins, aggiungendo che "È ora che il Congresso si prepari in futuro contro regolatori senza scrupoli e porti avanti una legislazione completa sulla struttura del mercato, che dovrà essere sottoposta al Presidente Trump".

Le sue dichiarazioni sono giunte un giorno dopo che Bessent aveva pubblicato un editoriale sul Wall Street Journal in cui avvertiva che gli Stati Uniti rischiano di perdere la loro leadership nell'innovazione finanziaria se i legislatori non riusciranno ad approvare il disegno di legge.

Bessent ha sollecitato una legislazione duratura che dia agli imprenditori e agli sviluppatori la fiducia necessaria per "riportare" le attività relative agli asset digitali nei mercati americani, sostenendo che standard legali decisivi hanno storicamente reso gli Stati Uniti il ​​centro finanziario mondiale.

Il ricorso di Atkins fa riferimento al Project Crypto, l'iniziativa coordinata tra SEC e CFTC volta a creare un approccio unificato alla classificazione dei token e a semplificare il trattamento, ai sensi della legge federale, delle transazioni on-chain, della custodia e del regolamento dei token.

Tale iniziativa è culminata, a marzo, in un'interpretazione congiunta che ha chiarito come le leggi sui titoli si applichino a determinate criptovalute e transazioni: una pietra miliare che molti hanno descritto come il primo passo significativo verso quel tipo di chiarezza giuridica che il settore auspica da anni.

La spinta per il CLARITY Act, tuttavia, si sta verificando in un contesto di negoziati bloccati e di una disputa ad alto rischio tra il settore bancario e quello delle criptovalute in merito a una disposizione del GENIUS Act, la legge nazionale sulle stablecoin già approvata.

Banche contro criptovalute

La precedente legislazione includeva una misura che vietava agli emittenti di stablecoin autorizzati di pagare interessi o rendimenti ai clienti semplicemente per il possesso dei token.

Le banche sostengono che la norma abbia lasciato una lacuna che terze parti potrebbero sfruttare offrendo ricompense ai detentori di stablecoin e hanno chiesto che il disegno di legge sulla struttura del mercato colmi tale lacuna. Il settore delle criptovalute ribatte che la possibilità di offrire ricompense è fondamentale affinché le stablecoin possano competere efficacemente come strumenti di pagamento.

Nonostante i numerosi incontri alla Casa Bianca volti a colmare il divario, non è stato ancora annunciato alcun compromesso pubblico. I senatori Angela Alsobrooks e Thom Tillis sembrano aver trovato un terreno comune bipartisan alla fine del mese scorso, ma non è ancora chiaro se la loro proposta soddisfi sia la lobby bancaria che quella delle criptovalute.

Criptovalute

Immagine principale tratta da OpenArt, grafico da TradingView.com

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