L’economia giapponese registra un calo del PIL dell’1,8% nel terzo trimestre

L'economia giapponese ha subito una contrazione dell'1,8% su base annua nel trimestre luglio-settembre, segnando il primo calo in sei trimestri. Il rallentamento è dovuto alla debolezza delle esportazioni, alla debolezza della spesa dei consumatori e alle pressioni normative.

La contrazione, leggermente inferiore alle aspettative degli economisti, evidenzia la persistente fragilità della ripresa economica giapponese. Le esportazioni hanno pesato notevolmente sulla crescita, poiché le tensioni commerciali – in particolare i dazi sulle spedizioni verso gli Stati Uniti – hanno ridotto la produzione. La domanda estera netta viene sottratta alla crescita trimestrale complessiva.

I consumi privati, che rappresentano più della metà del PIL giapponese, sono cresciuti solo dello 0,1%. L'elevato costo della vita e la stagnazione dei salari hanno portato le famiglie a essere caute, con una spesa discrezionale limitata per beni e servizi.

Nel frattempo, anche gli investimenti immobiliari hanno sofferto a causa delle modifiche alle normative edilizie e dei finanziamenti più restrittivi, con un crollo della spesa residenziale. Di positivo c'è che anche le imprese hanno aumentato la spesa in conto capitale di circa l'1%, trainate dal forte sentiment aziendale e da investimenti mirati in attrezzature e stabilimenti produttivi.

Il governo lancia un importante stimolo economico in un contesto di inflazione in aumento

L'inflazione rimane elevata, con i prezzi al consumo di base in forte aumento, superando l'obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone. L'impennata dei prezzi di beni di prima necessità come energia e cibo continua a mettere sotto pressione le famiglie.

Nel frattempo, il Primo Ministro Sanae Takaichi sta preparando un ambizioso pacchetto di misure di stimolo economico, del valore di oltre 17.000 miliardi di yen (circa 110 miliardi di dollari). Si prevede che le misure includeranno sussidi sulle bollette di elettricità e gas, tagli alle accise sulla benzina, agevolazioni fiscali mirate e investimenti strategici in settori in crescita come l'intelligenza artificiale e i semiconduttori.

Il governo prevede di finanziare il pacchetto attraverso un ampio bilancio supplementare, probabilmente superiore alla spesa aggiuntiva di 13,9 trilioni di yen dello scorso anno. I responsabili politici faticano a garantire un solido sostegno fiscale, pur essendo responsabili delle sue implicazioni fiscali. I dati sul PIL di lunedì rafforzano il sostegno politico a una spesa fiscale aggressiva. Tuttavia, il debito pubblico già elevato del Giappone solleva preoccupazioni sulla stabilità finanziaria a lungo termine.

Anche la Banca del Giappone si trova in una posizione delicata. Sebbene la debolezza della produzione possa attenuare gli aumenti dei tassi di interesse a breve termine, l'inflazione rimane persistente. I responsabili delle politiche economiche hanno sottolineato la cautela, puntando a trovare un equilibrio tra il sostegno alla crescita e il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Il primo ministro Takaichi ha invocato un'“inflazione guidata dai salari”, ovvero un'inflazione in cui gli aumenti dei prezzi corrispondono non solo a costi più elevati, ma anche a redditi più elevati.

I consumatori riducono la spesa

I consumi privati, che costituiscono oltre la metà dell'economia giapponese, hanno subito un netto rallentamento nel terzo trimestre. Molte famiglie hanno ridotto le spese a causa dell'ulteriore aumento dei prezzi di beni di prima necessità come cibo, elettricità e gas.

L'aumento dei costi sta mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie, con conseguente riduzione del reddito disponibile per spese discrezionali come cene fuori, viaggi e intrattenimento.

La fiducia dei consumatori è ancora fragile. I sondaggi indicano che molte famiglie sono preoccupate per il futuro, in particolare per quanto riguarda la sicurezza del lavoro e l'impatto dell'inflazione sulla loro stabilità finanziaria. Dallo stesso sondaggio della Banca del Giappone (ondata di settembre 2025), il 62,5% ha affermato che la situazione è peggiorata rispetto a un anno fa, mentre solo il 3,8% ha dichiarato di ritenere che la situazione sia migliorata.

Le aziende hanno ridotto la spesa per nuovi progetti e per l'espansione di attività o strutture, sia a causa della minore domanda interna che estera. Le aziende hanno mantenuto un atteggiamento cauto nonostante il disagio economico, poiché la pressione commerciale dall'estero è continuata ininterrotta. La spesa per l'edilizia abitativa si è nuovamente attenuata durante il trimestre.

La costruzione di nuove case e lo sviluppo immobiliare rallentarono, poiché i tassi di interesse più elevati e i costi di costruzione scoraggiarono sia i costruttori che gli acquirenti di case.

La debole spesa delle famiglie, unita alla moderazione degli investimenti aziendali, ha aggravato i danni causati dal calo delle esportazioni, determinando un calo del PIL complessivo.

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