Un alto funzionario della Banca Centrale Europea ha avvertito che le stablecoin presentano le stesse fragilità che un tempo destabilizzarono i fondi del mercato monetario, avvertendo che la loro rapida ascesa potrebbe minacciare la stabilità finanziaria e consolidare silenziosamente il dollaro statunitense a scapito dell'euro.
Queste dichiarazioni giungono mentre il nascente settore delle stablecoin si sta facendo strada nella finanza tradizionale, costringendo le banche centrali a confrontarsi con una forma di moneta privata che ormai opera su scala significativa al di fuori del sistema bancario tradizionale.
Secondo quanto riportato dalla BCE, Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha lanciato l'avvertimento in occasione della Conferenza internazionale della Banca di Corea del 2026, tenutasi a Seul il 1° giugno.

Un parallelismo con il 2008 che l'industria non può ignorare
Schnabel ha tracciato un collegamento diretto tra le stablecoin odierne e i fondi monetari emersi negli anni '70. Entrambi investono in attività sicure a breve termine, entrambi promettono il rimborso al valore nominale o quasi, ed entrambi si collocano al di fuori del sistema bancario tradizionale, secondo la BCE. Questa somiglianza è il problema: entrambi possono subire corse agli sportelli e vendite forzate, come è accaduto ai fondi monetari nel 2008 quando il Reserve Primary Fund è sceso sotto il valore nominale, bloccando i mercati dei finanziamenti a breve termine.
Secondo la BCE, il mercato globale delle stablecoin si aggira intorno ai 300 miliardi di dollari, di cui circa il 90% rappresentato da Tether e USDC. I token denominati in euro rimangono marginali, con un valore complessivo di circa 500 milioni di euro, mentre quasi l'85% del volume delle transazioni in stablecoin avviene ancora all'interno del mercato delle criptovalute.
Perché l'Europa vede una minaccia strategica
Nell'ambito del quadro normativo MiCAR dell'UE, le stablecoin europee devono detenere almeno il 30% delle riserve in depositi bancari, percentuale che sale al 60% per gli emittenti più importanti: regole che, secondo Schnabel, migliorano la liquidità delle riserve ma riducono la redditività degli emittenti, come sottolineato dalla BCE. La sua maggiore preoccupazione è di natura strategica: poiché quasi tutte le stablecoin sono denominate in dollari, la loro crescita potrebbe accentuare il predominio del dollaro ed erodere la posizione dell'euro nel settore della finanza tokenizzata.
Questa dinamica, ha sottolineato, segna un momento cruciale per il ruolo dell'euro nell'era digitale. La risposta della BCE è quella di promuovere l'euro digitale e una valuta digitale della banca centrale (CBDC) all'ingrosso attraverso i progetti Pontes e Appia.
Il messaggio di Schnabel non era un invito a bloccare le stablecoin, bensì a stabilire dei limiti e offrire un'alternativa pubblica: un segnale che l'Eurosistema intende competere sulla tecnologia piuttosto che regolamentare da spettatore. Per gli operatori del settore che osservano l'evoluzione europea, l'avvertimento sottolinea la rapidità con cui il contesto normativo e competitivo si sta modificando in un settore ancora in fase di definizione.
Immagine di copertina da Grok, grafico ETHUSD da Tradingview