Le autorità sudcoreane escludono le stablecoin dagli investimenti aziendali in criptovalute – Dettagli

Secondo quanto riferito, le autorità sudcoreane si stanno muovendo per escludere le stablecoin da un nuovo quadro normativo che consentirà alle società quotate di investire in criptovalute. La decisione sarebbe legata alle attuali leggi sui cambi, ma riflette un approccio cauto nel consentire l'esposizione istituzionale al mercato degli asset digitali.

La FSC della Corea del Sud esclude le stablecoin dalle opzioni aziendali

Secondo un rapporto del media locale Herald Economy, gli enti di regolamentazione finanziaria della Corea del Sud sono propensi a escludere le stablecoin ancorate al dollaro statunitense, come USDC e USDT, dall'elenco delle attività digitali che le aziende potranno detenere una volta che le linee guida entreranno in vigore.

Il percorso normativo delineato dalla Financial Services Commission (FSC) statunitense mira a consentire alle società quotate in borsa di investire in criptovalute. Tuttavia, le autorità di regolamentazione ritengono che l'inclusione delle stablecoin nell'elenco degli investimenti approvati sarebbe in conflitto con l'attuale quadro giuridico sui pagamenti transfrontalieri.

Per contestualizzare, le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un valore stabile essendo ancorate a una valuta fiat, più comunemente il dollaro statunitense. Token come USDT e USDC mantengono in genere un valore 1:1 con il dollaro e sono ampiamente utilizzati per il trading, i regolamenti e i pagamenti transfrontalieri grazie alla loro volatilità inesistente rispetto alle criptovalute tradizionali.

Tuttavia, le autorità di regolamentazione sudcoreane sostengono che questi token non siano attualmente riconosciuti dal Foreign Exchange Transactions Act del Paese, una legge emanata nel 1998 e implementata nel 1999 per regolamentare i flussi valutari e i pagamenti internazionali. La legislazione impone che le transazioni transfrontaliere passino attraverso banche di cambio designate e non riconosce le stablecoin come strumenti di pagamento esterni legittimi.

Pertanto, consentire alle aziende di investire in stablecoin potrebbe potenzialmente consentire loro di aggirare il sistema di controllo dei cambi del Paese, effettuando pagamenti all'estero direttamente tramite reti blockchain. In particolare, le società sudcoreane coinvolte nel commercio internazionale hanno espresso la speranza di un'inclusione delle stablecoin per proteggere dalla volatilità del tasso di cambio e facilitare pagamenti quasi istantanei. Ciononostante, la SFC sembra propensa a mantenere una posizione conservativa.

L'accesso alle criptovalute aziendali si espande, ma con dei limiti

Le linee guida proposte dalla FSC consentiranno inizialmente investimenti solo nelle prime 20 criptovalute non stablecoin per capitalizzazione di mercato, inclusi asset come Bitcoin ed Ethereum. Nel frattempo, l'esposizione aziendale sarebbe potenzialmente limitata al 5% del capitale proprio di un'azienda, contribuendo così a mitigare i rischi finanziari.

La mossa fa parte di un più ampio cambiamento nella politica sudcoreana in materia di asset digitali. Nel 2017, le autorità hanno imposto severe restrizioni alla partecipazione delle aziende al trading di criptovalute, a causa delle preoccupazioni relative a speculazioni e riciclaggio di denaro. Quasi nove anni dopo, le autorità di regolamentazione stanno gradualmente riaprendo il mercato agli investitori istituzionali sotto una supervisione più rigorosa.

Nel frattempo, il paese asiatico continua a perfezionare il suo più ampio quadro normativo in materia di criptovalute. Bitcoinist ha recentemente riportato che la FSC e il partito al governo hanno concordato di limitare al 20% le partecipazioni azionarie dei principali azionisti negli exchange di criptovalute nazionali, nel tentativo di contrastare il rischio di governance e il controllo dei fondatori.

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