Lo scorso ottobre, l'autorità di vigilanza finanziaria canadese ha multato la piattaforma di criptovalute Cryptomus per 126 milioni di dollari, dopo che la società avrebbe omesso di segnalare transazioni sospette in 1.068 diverse occasioni in un solo mese.
Un mese prima, l'exchange di criptovalute KuCoin aveva ricevuto una sanzione di 14 milioni di dollari per aver operato in Canada senza registrarsi come società estera di servizi finanziari.
Quei due casi ora sembrano essere stati dei segnali premonitori di ciò che sarebbe accaduto.
Nei mesi successivi, il Centro di analisi delle transazioni e delle segnalazioni finanziarie, meglio noto come FINTRAC, ha revocato ben 50 registrazioni di imprese di servizi finanziari solo nel 2026.
Quarantasette di queste appartenevano ad aziende legate alle criptovalute. L'ultimo giro di cancellazioni, annunciato lunedì, ha eliminato 23 registrazioni in un colpo solo.
Il ministro delle Finanze preannuncia ulteriori provvedimenti.
Il ministro delle Finanze François-Philippe Champagne ha definito il ritmo delle azioni di contrasto "significativamente accelerato" e ha affermato che il governo non ha intenzione di rallentare.
"Il nostro governo continuerà a monitorare la situazione e ad adottare nuove misure per affrontare i rischi posti dalle attività legate alle valute virtuali, come le società di servizi finanziari che operano con le criptovalute e gli sportelli automatici per criptovalute, che possono essere utilizzati per facilitare il riciclaggio di denaro e le frodi", ha dichiarato martedì in un comunicato.

Qualsiasi azienda che perda la registrazione ha 30 giorni di tempo per richiedere una revisione. Alcune potrebbero ottenere il ripristino della registrazione. Ma la portata dell'operazione – quasi 50 revoche in meno di tre mesi – segnala un cambiamento nel modo in cui il Canada sta regolamentando il settore delle criptovalute.
FINTRAC ha inoltre affermato di voler rafforzare i controlli e aumentare la trasparenza in merito alle azioni di conformità, una mossa che suggerisce che l'agenzia intende utilizzare le proprie azioni come deterrente per il pubblico, e non solo come semplice bonifica normativa.
Cosa dicono i numeri su criptovalute e criminalità
La stretta del Canada arriva in un momento in cui il rapporto tra criptovalute e finanza illecita è ancora oggetto di acceso dibattito.
La Financial Action Task Force stima che tra il 2% e il 5% del PIL globale transiti ogni anno attraverso canali illegali, quasi interamente tramite i sistemi bancari tradizionali.
Secondo Chainalysis, società di analisi blockchain, la percentuale di transazioni in criptovalute legate ad attività illecite è inferiore all'1%.
Questi dati non significano che il mondo delle criptovalute sia pulito. Tuttavia, sollevano interrogativi sul fatto che il settore sia soggetto a standard più rigorosi rispetto ai settori finanziari tradizionali.
Per ora, il Canada sembra intenzionato a proseguire sulla strada intrapresa. I funzionari hanno specificamente indicato gli sportelli automatici di criptovalute come una fonte di preoccupazione, suggerendo che in futuro le misure di controllo potrebbero estendersi dalle piattaforme online ai chioschi fisici sparsi in tutto il paese.
Le aziende che non rispettano pienamente le norme di registrazione e di rendicontazione hanno motivo di prendere sul serio questo avvertimento.
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