Le proteste di massa alimentano il boom delle criptovalute in Iran, infrangendo il traguardo dei 7,8 miliardi di dollari

L'attività crypto on-chain dell'Iran è aumentata fino a circa 7,80 miliardi di dollari nel 2025, trainata in gran parte dalle proteste di massa iniziate a fine dicembre 2025.

Secondo Chainalysis , l'aumento è dovuto sia al fatto che le persone comuni trasferiscono i propri asset dalle banche, sia agli attori collegati allo Stato che spostano fondi sulle reti blockchain.

Il cambiamento è stato netto e improvviso: molti prelievi sono stati spostati dagli exchange locali ai portafogli personali, poiché le persone cercavano modi per salvaguardare i risparmi.

Le proteste in Iran spingono le persone verso Bitcoin

Secondo quanto riportato, i prelievi di Bitcoin dagli exchange iraniani sono aumentati notevolmente durante i disordini. Alcuni trasferimenti sono avvenuti in brevi e intensi periodi, quando la connessione a internet era ancora disponibile.

Molti iraniani hanno scelto l'autocustodia, ovvero l'invio di criptovalute a portafogli privati ​​anziché conservarle in borsa, poiché il rial ha perso valore e l'accesso alla finanza tradizionale si è ridotto.

Negli ultimi mesi l'inflazione nel Paese ha raggiunto circa il 40-50%, il che ha spinto un numero sempre maggiore di famiglie a cercare soluzioni alternative per accumulare valore.

Attori statali e uso civile divergono

I dati di Chainalysis mostrano la complessità dei flussi. Gli indirizzi collegati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica rappresentavano circa la metà del volume totale di criptovalute ricevute in Iran nel quarto trimestre del 2025.

Ciò non significa che l'uso comune non sia aumentato: anzi. Ma i numeri indicano che le criptovalute svolgono contemporaneamente diversi ruoli: possono essere un rifugio per le famiglie quando la valuta locale crolla e possono fungere da canale per gli attori collegati allo Stato per spostare fondi. Gli analisti avvertono che questi due utilizzi possono mascherarsi a vicenda nei conteggi on-chain.

I trasferimenti giornalieri di criptovalute e il volume totale delle transazioni sono aumentati notevolmente durante i periodi di disordini in Iran. Fonte: Chainalysis La paura economica incontra misure concrete

Le persone hanno agito rapidamente. Quando banche e sistemi di pagamento erano incerti o bloccati, le criptovalute hanno offerto un modo per trasferire valore oltre confine, senza i consueti binari bancari.

Alcuni trasferimenti erano di entità ridotta. Altri erano più consistenti, legati a famiglie o aziende che cercavano di proteggere il capitale. Secondo le fonti, questi picchi di attività coincidevano con altri eventi significativi, tra cui crisi geopolitiche e specifici attacchi informatici, che contribuivano all'erosione della fiducia nelle infrastrutture locali.

I blackout di Internet spingono all'autocustodia

Il governo iraniano ha imposto il blocco di Internet in risposta all'escalation delle proteste. Controllando l'accesso online, gli iraniani hanno sfruttato le finestre di opportunità per trasferire denaro. Il trasferimento di denaro su conti privati ​​è diventato una pratica comune durante le finestre di accesso online.

Questo schema – brevi ma intensi episodi di astinenza – dimostra come le persone si adattino rapidamente alle mutevoli condizioni. Spiega anche perché i volumi on-chain siano aumentati così tanto nel 2025.

Cosa suggeriscono i numeri

La cifra di 7,78 miliardi di dollari misura il volume di criptovalute on-chain legato all'attività iraniana nel corso dell'anno, non il valore di mercato delle partecipazioni all'interno del Paese. Secondo i report, tale cifra riflette un mix di trasferimenti ordinari, attività commerciali e movimenti legati a entità sanzionate.

Immagine in evidenza da Stringer/Via Reuters, grafico da TradingView

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